sabato 2 marzo 2013

Letto a tre piazze



Nemmeno Totò era andato oltre, nel film “Letto a tre piazze” si contendeva la moglie-vedova con Peppino De Filippo (e con Aroldo Tieri in agguato) dopo essere ritornato dagli di anni di prigionia in Siberia.
Oggi i risultati elettorali danno uno scenario incomprensibile e in quotidiana fibrillazione, anche per merito del (anche qui) comico Beppe Grillo.
I tre contendenti usciti con i maggiori voti dalle urne, Grillo, Bersani, Berlusconi, non si “pigliano”. Bersani vorrebbe fare maggioranza con Grillo, con trattative o con adescamenti, chiudendo le porte a Berlusconi come un appestato. Grillo non vuole né Bersani, né Berlusconi, come se questi avessero la rogna. Berlusconi, con i suoi problemi, solleva ancora una volta la piazza contro i magistrati, tanto per fare "ammuina".
Siamo alle comiche, dovute essenzialmente all’incapacità di guardare alla dura realtà economica che si ripresenta dopo due mesi di tregua elettorale. Situazione dovuta anche all’incapacità di trattare il governo pubblico con la necessaria flessibilità, che anche paesi democratici con sistemi elettorali sicuramente maggioritari esprimono. Emerge da parte dei contendenti la voglia di porsi come palingenesi epocale che non si addice ad una concezione laica della politica democratica, piuttosto ha a che fare con azioni politiche di tipo totalitario: le elezioni come sconfitta di chi rappresenta il Male e vittoria sicura ed autosufficiente per chi rappresenta il Bene.
Il paradosso in questa situazione vede due possibili soluzioni: o un governo di minoranza che nasce con il beneplacito degli altri contendenti o il proseguimento dell’esperienza Monti, magari con qualche aggiustamento. Chi pensa ad ulteriori e ravvicinate consultazioni elettorali se ne faccia una ragione, i sistemi elettorali non risolvono tutti i problemi, a meno che non si voglia restringere la rappresentanza elettorale oltre il lecito. L’Italia è un paese con articolazioni culturali e politiche accentuate e i maghi dei sistemi elettorali ne dovrebbero tenere conto se non vogliono svuotare il significato del concetto di democrazia come disegnato dalla Costituzione.
Nel frattempo, così stando le cose, ovvero non avendo da parte di tutti i contendenti alcuna capacità di rimettere in discussione i fondamentali che tengono prigioniero il Paese (gli accordi economici internazionali, quelli europei, le sperequazioni retributive, le rendite private nei servizi pubblici, l’alta tassazione, l’eccessivo peso dell’intervento pubblico in economia) scivoliamo verso quel punto in cui sarà necessaria la richiesta di intervento della BCE per l’acquisto dei titoli pubblici, con le inevitabili sottoposizioni ad ulteriori restrizioni della sovranità nazionale e ad ulteriori sacrifici. Nel frattempo, mentre si combatte la guerra dei puri più puri degli altri, il Paese è già costretto a ridurre il suo debito pubblico, oggi al 130 % del Pil, al 60%, a colpi di 40 miliardi di tagli all’anno.
Chissà, magari la letterina all’Europa la spedirà un governo Amato: dall’alto dei suoi trentamila euro di pensione al mese certi sacrifici si sopportano meglio e sicuramente è un riformista.

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