Nemmeno Totò era andato oltre,
nel film “Letto a tre piazze” si contendeva la moglie-vedova con Peppino De
Filippo (e con Aroldo Tieri in agguato) dopo essere ritornato dagli di anni di
prigionia in Siberia.
Oggi i risultati elettorali
danno uno scenario incomprensibile e in quotidiana fibrillazione, anche per
merito del (anche qui) comico Beppe Grillo.
I tre contendenti usciti con i
maggiori voti dalle urne, Grillo, Bersani, Berlusconi, non si “pigliano”. Bersani
vorrebbe fare maggioranza con Grillo, con trattative o con adescamenti,
chiudendo le porte a Berlusconi come un appestato. Grillo non vuole né Bersani,
né Berlusconi, come se questi avessero la rogna. Berlusconi, con i suoi problemi,
solleva ancora una volta la piazza contro i magistrati, tanto per fare "ammuina".
Siamo alle comiche, dovute
essenzialmente all’incapacità di guardare alla dura realtà economica che si
ripresenta dopo due mesi di tregua elettorale. Situazione dovuta anche all’incapacità
di trattare il governo pubblico con la necessaria flessibilità, che anche paesi
democratici con sistemi elettorali sicuramente maggioritari esprimono. Emerge da
parte dei contendenti la voglia di porsi come palingenesi epocale che non si
addice ad una concezione laica della politica democratica, piuttosto ha a che
fare con azioni politiche di tipo totalitario: le elezioni come sconfitta di
chi rappresenta il Male e vittoria sicura ed autosufficiente per chi rappresenta
il Bene.
Il paradosso in questa
situazione vede due possibili soluzioni: o un governo di minoranza che nasce
con il beneplacito degli altri contendenti o il proseguimento dell’esperienza
Monti, magari con qualche aggiustamento. Chi pensa ad ulteriori e ravvicinate
consultazioni elettorali se ne faccia una ragione, i sistemi elettorali non
risolvono tutti i problemi, a meno che non si voglia restringere la rappresentanza
elettorale oltre il lecito. L’Italia è un paese con articolazioni culturali e
politiche accentuate e i maghi dei sistemi elettorali ne dovrebbero tenere
conto se non vogliono svuotare il significato del concetto di democrazia come
disegnato dalla Costituzione.
Nel frattempo, così stando le
cose, ovvero non avendo da parte di tutti i contendenti alcuna capacità di rimettere
in discussione i fondamentali che tengono prigioniero il Paese (gli accordi economici
internazionali, quelli europei, le sperequazioni retributive, le rendite
private nei servizi pubblici, l’alta tassazione, l’eccessivo peso dell’intervento
pubblico in economia) scivoliamo verso quel punto in cui sarà necessaria la
richiesta di intervento della BCE per l’acquisto dei titoli pubblici, con le
inevitabili sottoposizioni ad ulteriori restrizioni della sovranità nazionale e
ad ulteriori sacrifici. Nel frattempo, mentre si combatte la guerra dei puri più puri
degli altri, il Paese è già costretto a ridurre il suo debito pubblico, oggi al
130 % del Pil, al 60%, a colpi di 40 miliardi di tagli all’anno.
Chissà, magari la letterina all’Europa
la spedirà un governo Amato: dall’alto dei suoi trentamila euro di pensione al
mese certi sacrifici si sopportano meglio e sicuramente è un riformista.
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