"L'euro è stato un
beneficio soprattutto per i greci",
“Il lavoro fisso e' monotono”,
“Il decreto produrrà un
aumento del Pil del 10%”,
“Non siamo nel mezzo, ma verso la soluzione della
crisi”
Tutte dichiarazioni del Professore, Monti, che tutti
vorrebbero ancora al Governo, anche dopo le elezioni. In realtà sono pochi
quelli che si distinguono in questo dibattito preelettorale, sicuramente Grillo,
il comico che mette paura e il Bersani che vorrebbe sostituire Monti senza
abbandonare “l’Agenda Monti”.
Alla fine in qualche modo ce lo terremo per la
semplice considerazione che nessuno nel frattempo ha riflettuto su di possibili
scenari alternativi, su ricette economiche diverse. Del resto la classe dirigente
di questo Paese, vasta ed articolata in diversi settori, non se la passa male:
hanno fatto causa per respingere i taglietti ai megastipendi e alle pensioni
d’oro, mentre la gente soffre e tanti s’impiccano. Perché cambiare?
Qual è il punto di dissenso allora? Resta il
solito, sempre presente nelle contese italiane: agguantare il timone del
comando per garantirsi e garantire quel milione di persone che (lo diceva già
il socialista Martelli) vive di denaro pubblico, dal più basso al più alto
livello, dall’interno dello Stato alla cosiddetta economia privata che si regge
sugli appalti pubblici.
Come volevasi dimostrare, il Governo Monti
produce tassi e indici economici da economia sempre più in recessione e
comunque siamo tenuti ad ossequiarlo. Risulta davvero incomprensibile la
situazione che si è creata in vista delle elezioni, con tanti competitori che
nulla di diverso hanno da proporre, che molto hanno condiviso del Governo Monti
e che pure vogliono sostituire, mentre in Europa i maggiorenti vogliono la
conferma del Professore.
Per fare che? Il Professore
dice:"Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani!" Vasto
programma! Altri invece pronosticano ben altro sulle intenzioni del Professore
e degli europeisti ad oltranza: “Il modello è quello di un’Europa del
sud trasformata in una sorta di Bangladesh per l’Europa del nord. Bassi salari,
fuga dei cervelli e importazione di braccia per lavori non qualificati” Così
Augusto Grandi, giornalista del Sole24Ore autore del libro intitolato “Il
Grigiocrate”, soprannome riservato al premier Mario Monti.
Nel frattempo il sistema finanziario tiene conto che «L’Italia è
più ricca della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di
euro di ricchezza privata” e dunque c’è ancora molto da fare per drenare denaro
in favore delle banche!
Già per la Grecia i tedeschi avanzano
proposte-diktat per instaurare “zone franche” ovvero luoghi ove in cambio di
investimenti saranno totalmente escluse le normative oggi presenti nelle zone
ricche dell’Europa del Nord e i salari saranno ridotti al minimo. Insomma la Cina
si avvicina, soprattutto nel Mediterraneo.
Nel frattempo la furbizia italica manifesta tutta
la sua tradizionale capacità di sopravvivenza, mentre in prima fila si plaude
alla globalizzazione, all’Europa, all’euro, i nostri difendono le province,
così, giusto per mantenere segreterie, staff, autisti…
All’inizio della crisi (già alcuni anni sono
passati) il Presidente della Repubblica del Messico decise di ridurre il suo
stipendio del venti per cento e così fecero, per imitazione, via via, altri
dirigenti dello Stato.
Sarà anche la terra dei narcos, ma in Messico chi
governa sa dare l’esempio.
E chissà che la delinquenza non si combatta anche
con l’esempio.

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