Gli avvenimenti quotidiani, le decisioni
correnti, non sempre lasciano capire le tendenze di fondo, a lungo termine,
delle politiche che determinano cambiamenti per milioni di persone. L’Europa e
le politiche europee non si riducono alle decisioni per ripararsi dallo spread,
vi è un fondo culturale che prende molti dei protagonisti del consesso
continentale. Per dare uno spunto su quello che bolle in pentola basta
riferirsi a qualcuno dei protagonisti della scena, non necessariamente un
governante in carica. Ovviamente non si parla qui né di Scilipoti, né di Serracchiani:
anime innocenti.
Jaques Attali (ci dice Wichipedia) figlio
di un agiato commerciante francese pied-noir
ha vissuto ad Algeri
fino al trasferimento della sua famiglia a Parigi nel 1956. Compie studi
brillanti e prestigiosi: liceo Janson-de-Sailly (ha tra i compagni di corso Laurent
Fabius e Jean-Louis Bianco, futuro
direttore di gabinetto di François Mitterrand), École polytechnique, dottorato in scienze
economiche, laurea in ingegneria all'École
des mines, all'Institut d'études politiques (Sciences-Po)
e specializzazione all'École nationale d'administration
(Ena) di cui è terzo classificato nel 1970 insieme a Philippe
Séguin e Louis Schweitzer.presidente della "Commissione per la liberazione
della crescita" nominata dal presidente della Repubblica Nicolas
Sarkozy il 30 giugno 2007. La commissione è composta da 42 membri, fra di essi vi
sono economisti, analisti, storici, demografi, politici, imprenditori,
dirigenti pubblici, giornalisti, ma anche scrittori e medici. Tra loro anche
membri stranieri, tra cui gli italiani Franco
Bassanini e Mario Monti.
Insomma, un pedigree di tutto rispetto, tipico
delle classi dirigenti francesi: università, imprese, lobby, apparati pubblici.
E’ la tecnocrazia, che da decenni governa la Francia e che stiamo conoscendo anche
noi in Italia, dove la funzione dei partiti viene relegata a compiti sempre più
marginali. Attali è uno che parla chiaro, per esempio:”con
la governance europea, se un Paese non segue il percorso stabilito,
la Commissione ne assume il controllo’". Di fatti vediamo
quanto succede con l’inasprirsi della crisi, gli Stati cedono sovranità. La
lettera Trichet-Draghi di agosto 2011 fu un esempio illuminante, ma i successivi
atti e trattati vanno sempre più in quella direzione.
Nella concezione dei tecnocrati europei (e qui Attali
dichiara la sua funzione in proposito) non c’è spazio per ripensamenti, la
democrazia utilizza strumenti ferrei, coercitivi e definitivi:”Tutti coloro
che, come me, hanno avuto il privilegio di tenere la penna per scrivere la
prima versione del trattato di Maastricht, hanno fatto in modo che un'uscita non
fosse possibile. Siamo stati ben attenti a evitare di scrivere un articolo che
consentisse ad uno stato membro di andarsene. Questo non è molto democratico,
ma è una garanzia per rendere le cose più difficili, in modo che fossimo
costretti ad andare avanti". Chiarissimo.
Attali, insieme agli altri, non limita il governo
dell’Europa a fatti puramente economici e politici, lo spirito è quello di
creare “l’Uomo nuovo” come già tentava altri, in altre epoche. Il nostro
teorizza (lo chiama “Poliamore”) il crollo della famiglia tradizionale a
favore di una pluralità dei rapporti personali, riscuotendo successo nelle
elites francesi (come dubitare?).
Il fondo che si avverte nella concezione di
Attali e colleghi è quello di una forte determinazione a rompere gli istituti
tradizionalmente riconosciuti: famiglia, nazioni, comunità, fedi. C’è coerenza
in quello che dicono e fanno. Altri teorici della globalizzazione (perché di
questo si tratta) come Antonhy Giddens teorizzano il 'processo di
contrattualizzazione dei rapporti sentimentali': la fine dell'amore eterno
poiché tutto è come un contratto a tempo". Coerenza assoluta: precarietà
dei rapporti di lavoro, precarietà dei rapporti interpersonali. Poi magari
qualcuno pensa che certe tendenze nascono così, a caso, come espansione dei
diritti individuali. Tutto predisposto, a quanto pare.
Che sia il “Sole dell’avvenire” tutto quanto
propongono lorsignori è da dimostrare, in fondo queste concezioni se ad un
primo tempo appaiono come aperture verso un mondo più libero e bello (a
proposito, la pubblicità e la televisione giocano un ruolo chiave in queste “rivoluzioni”)
a lungo termine mostrano uno scenario lugubre, privo di speranza. Il nostro
filosofo lo dice espressamente, senza girarci intorno:”Chi vorrà sopravvivere
dovrà accettare il fatto di non doversi più attendere nulla da nessuno. Andiamo
verso un mondo che assomiglia al Medioevo”.
Ecco, speriamo che in tutto questo il buon Mario Monti
sia di pasta diversa, speriamo…

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