venerdì 6 luglio 2012

L'altra faccia della Luna


Gli avvenimenti quotidiani, le decisioni correnti, non sempre lasciano capire le tendenze di fondo, a lungo termine, delle politiche che determinano cambiamenti per milioni di persone. L’Europa e le politiche europee non si riducono alle decisioni per ripararsi dallo spread, vi è un fondo culturale che prende molti dei protagonisti del consesso continentale. Per dare uno spunto su quello che bolle in pentola basta riferirsi a qualcuno dei protagonisti della scena, non necessariamente un governante in carica. Ovviamente non si parla qui né di Scilipoti, né di Serracchiani: anime innocenti.
Jaques Attali (ci dice Wichipedia) figlio di un agiato commerciante francese pied-noir ha vissuto ad Algeri fino al trasferimento della sua famiglia a Parigi nel 1956. Compie studi brillanti e prestigiosi: liceo Janson-de-Sailly (ha tra i compagni di corso Laurent Fabius e Jean-Louis Bianco, futuro direttore di gabinetto di François Mitterrand), École polytechnique, dottorato in scienze economiche, laurea in ingegneria all'École des mines, all'Institut d'études politiques (Sciences-Po) e specializzazione all'École nationale d'administration (Ena) di cui è terzo classificato nel 1970 insieme a Philippe Séguin e Louis Schweitzer.presidente della "Commissione per la liberazione della crescita" nominata dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy il 30 giugno 2007. La commissione è composta da 42 membri, fra di essi vi sono economisti, analisti, storici, demografi, politici, imprenditori, dirigenti pubblici, giornalisti, ma anche scrittori e medici. Tra loro anche membri stranieri, tra cui gli italiani Franco Bassanini e Mario Monti.
Insomma, un pedigree di tutto rispetto, tipico delle classi dirigenti francesi: università, imprese, lobby, apparati pubblici. E’ la tecnocrazia, che da decenni governa la Francia e che stiamo conoscendo anche noi in Italia, dove la funzione dei partiti viene relegata a compiti sempre più marginali. Attali è uno che parla chiaro, per esempio:con la governance europea, se un Paese non segue il percorso stabilito, la Commissione ne assume il controllo". Di fatti vediamo quanto succede con l’inasprirsi della crisi, gli Stati cedono sovranità. La lettera Trichet-Draghi di agosto 2011 fu un esempio illuminante, ma i successivi atti e trattati vanno sempre più in quella direzione.
Nella concezione dei tecnocrati europei (e qui Attali dichiara la sua funzione in proposito) non c’è spazio per ripensamenti, la democrazia utilizza strumenti ferrei, coercitivi e definitivi:”Tutti coloro che, come me, hanno avuto il privilegio di tenere la penna per scrivere la prima versione del trattato di Maastricht, hanno fatto in modo che un'uscita non fosse possibile. Siamo stati ben attenti a evitare di scrivere un articolo che consentisse ad uno stato membro di andarsene. Questo non è molto democratico, ma è una garanzia per rendere le cose più difficili, in modo che fossimo costretti ad andare avanti". Chiarissimo.
Attali, insieme agli altri, non limita il governo dell’Europa a fatti puramente economici e politici, lo spirito è quello di creare “l’Uomo nuovo” come già tentava altri, in altre epoche. Il nostro teorizza (lo chiama “Poliamore”) il crollo della famiglia tradizionale a favore di una pluralità dei rapporti personali, riscuotendo successo nelle elites francesi (come dubitare?).
Il fondo che si avverte nella concezione di Attali e colleghi è quello di una forte determinazione a rompere gli istituti tradizionalmente riconosciuti: famiglia, nazioni, comunità, fedi. C’è coerenza in quello che dicono e fanno. Altri teorici della globalizzazione (perché di questo si tratta) come Antonhy Giddens teorizzano il 'processo di contrattualizzazione dei rapporti sentimentali': la fine dell'amore eterno poiché tutto è come un contratto a tempo". Coerenza assoluta: precarietà dei rapporti di lavoro, precarietà dei rapporti interpersonali. Poi magari qualcuno pensa che certe tendenze nascono così, a caso, come espansione dei diritti individuali. Tutto predisposto, a quanto pare.
Che sia il “Sole dell’avvenire” tutto quanto propongono lorsignori è da dimostrare, in fondo queste concezioni se ad un primo tempo appaiono come aperture verso un mondo più libero e bello (a proposito, la pubblicità e la televisione giocano un ruolo chiave in queste “rivoluzioni”) a lungo termine mostrano uno scenario lugubre, privo di speranza. Il nostro filosofo lo dice espressamente, senza girarci intorno:”Chi vorrà sopravvivere dovrà accettare il fatto di non doversi più attendere nulla da nessuno. Andiamo verso un mondo che assomiglia al Medioevo”.
Ecco, speriamo che in tutto questo il buon Mario Monti sia di pasta diversa, speriamo…

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