giovedì 3 maggio 2012
Le coincidenze di Giulio
Coincidenze. Il malanno di Andreotti, detto il divo, viene in coincidenza con una vicenda di alto profilo, per i protagonisti e le istituzioni coinvolte.
Si tratta della nomina del nuovo capo della Procura della repubblica di Napoli. La più importante, dicono, se non altro per il rilevante numero di magistrati che ne fanno parte.
Le cronache parlano da mesi di una situazione intricata e complessa, vissuta nelle stanze del Consiglio Superiore della Magistratura, alimentata da correnti dei magistrati, esponenti laici con numerosi rinvii, sollecitazioni e contrasti che sempre accompagnano queste importanti nomine. Tutto scorre, niente di nuovo e ciò vale per i benpensanti che ritengono che ci sia sempre un’isola felice più in là, lontano dal brodo melenso in cui (inevitabilmente, per loro sfortuna) vivono.
Insomma, si rassegnino, anche agli alti livelli succedono certe cose, come altre, come in questi giorni in cui tante certezze crollano (per i rispettivi tifosi delle diverse parti).
Le cronache tratteggiano un clima da basso impero, con una mancanza clamorosa di idee e di iniziative per raddrizzare la barca per i milioni che arrancano e per un’economia che affonda. Eppure… le cronache ci dicono che l’italico istinto per la conservazione del proprio stato, individuale e familiare, sopravanza e via con i milioni sottratti alle case pubbliche, i diplomi acquistati, i posti di lavoro scambiati per i figli di lor signori.
Lo facessero almeno con grazia, con stile, no, lo fanno male, con telefonate immancabilmente intercettate. Cosa grave: un magistrato con tanti anni di esperienza che cade sulle intercettazioni!!!
In sintesi, uno dei candidati più autorevoli per la Procura di Napoli (Mancuso) viene azzoppato per l’invio al C.S.M di una comunicazione da parte di un magistrato di Palermo (Ingroia) perché da intercettazioni risulterebbe una richiesta del Mancuso ad esponenti politici di appoggiarlo per la nomina. Lo scandalo, cosa grave, è che la richiesta è avvenuta tramite un ufficiale dei carabinieri sotto indagine a Palermo per la “trattativa tra Stato e mafia”. Insomma ci si occupa delle grandi e delle piccole cose! Infatti gli addetti ai lavori discutono se era obbligatoria o meno la comunicazione partita da Palermo.
Il bello che lega l’inizio con la fine di questa racconto è nelle parole della corrente di appartenenza del Mancuso:: "Se dovesse essere confermato - recita il documento - che il pm Paolo Mancuso avrebbe richiesto l'intervento a personaggi delle istituzioni, notoriamente indagati o imputati per fatti gravi, per ottenere l'appoggio di alcuni membri laici del Csm per la nomina a Procuratore della repubblica di Napoli, si sarebbe certamente di fronte ad una violazione del codice etico dei magistrati.”. Appunto, le raccomandazioni si possono chiedere, sono lecite, ma basta rivolgersi alle persone giuste e non a quelle incappate nelle intercettazioni! Occorre fare tesoro dell’autorevole suggerimento.
Il divo Giulio, il Mazarino di Trastevere (del quale non ero tifoso) in un momento grave della sua vita, dal letto della rianimazione ove è steso, avrà sospirato per un attimo e contrito si sarà rammaricato di quanto poco ha insegnato e quanto poco hanno appreso, anche i suoi denigratori, in una carriera politica tanto lunga.
Chissà quanti ne avrà raccomandati il Giulio in sessant’anni, tra operai e generali, impiegati e magistrati, e mai che sia uscita fuori una intercettazione, come chiamante o ricevente. Le sapeva fare, lui, certe cose, non come tanti, oggi, che vengono colti giorno dopo giorno con le mani nella marmellata.
Sentire addosso il destino dell’eternità nella Roma dei papi e dei cesari, evidentemente influisce sui tempi, sui modi e produce soprattutto risultati certi, senza moine, magari accontentando tutti, un po prima, un po dopo.
Si fossero rivolti a lui (avrà pensato, tra una flebo e un’altra), avrebbe risolto la pratica in fretta e con garbo e soprattutto con discrezione.
Altro stile, indubbiamente.
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