
(ANSAmed) - ATENE, 19 DIC –“In Grecia, a pochi giorni dal Natale e in piena recessione, si ha l'impressione che dovunque prevalga un'atmosfera di rabbia e di tristezza che ai greci di una certa eta' riporta alla memoria scene della Seconda Guerra mondiale e dell'occupazione tedesca del Paese: povertà, lotta quotidiana per la sopravvivenza, disperazione.”
Notizie come queste non vengono riprese in Italia dai canali informativi più diffusi, perché male si conciliano con la vulgata dominante che indica nei cambi di governo la soluzione di tutti i problemi. Per la verità queste notizie non sono adeguate nemmeno alla straripante pubblicità che è il vero contenuto di giornali e televisioni: pubblicità patinata, colorata, ricca, che non vuole confrontarsi con la realtà dei molti.
In situazioni che vedono contrasti così evidenti c’è ancora chi onora il suo compito con espressioni di ottimismo, senza che si abbia la capacità di andare oltre il contingente, la mezza scelta o la decisione di oggi, la pezza che si mette quotidianamente per riparare il vestito ormai malridotto e così il governatore della Banca d’Italia afferma:«La liquidità c'è, dopo l'intervento della Bce gli istituti aiuteranno le imprese e le famiglie». Questo ed altro nel giorno (23 dicembre) in cui il differenziale d’interessi btp/bund decennale ritorna a superare i 510 punti e dopo un'ulteriore, pesante, manovra finanziaria.
Ognuno fa la sua parte e siccome in giro non si vedono giganti ciascuno si acconcia secondo il verbo dominante che ancora detta legge e governa sulla vita di milioni di persone.
Senza ricorrere ad imbarazzanti ed improponibili confronti con protagonisti della storia e della politica attuale (in Sudamerica oggi si parla un altro linguaggio) possiamo almeno rileggere qualcosa di quanto espresso dal pensiero economico della Chiesa, che ad onta di errori suoi e di costrizioni imposte dai potenti di oggi, già ha espresso nel passato valutazioni molto più realistiche sul sistema finanziario incontrollato.
Pio XI, nella Quadragesimo anno (1931) parlava di «internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro» e affermava «Questo potere è esercitato più che mai dispoticamente da quelli che, tenendo in pugno il denaro, lo fanno da padroni, dominano il credito e concedono i prestiti a chi vogliono, onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia; sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare».
A proposito di debito pubblico, Giovanni Paolo II, nella Centesimus Annus (1991) diceva: «È certamente giusto il principio che i debiti debbano essere pagati, non è lecito, però chiedere o pretendere un pagamento quando questo verrebbe ad imporre di fatto scelte politiche tali da spingere alla fame e alla disperazione intere popolazioni».
Sarebbe bello ascoltare cose analoghe, anche meno imperative, magari più sfumate, magari politicamente negoziabili, invece no ci tocca un dibattito logoro, fatto di parole vuote, che non disturbano i potenti e comunque non determinanti per il corso degli eventi.
Avere seguito (un po’ tutti) supinamente nei decenni i dettami, i comandamenti, della Nuova Religione del Mercato ci ha portati a questi esiti, alla incapacità di immaginare una realtà diversa e ad aver smarrito valori fondamentali a tutela di una democrazia sostanziale, all’abbandono di pensiero e culture capaci di frenare il liberismo finanziario, quello si immutabile e devastante come sempre.
Dalle stesse fonti già citate leggiamo la constatazione che “il socialismo si rivolga e in qualche modo si accosti a quelle verità che la tradizione cristiana ha sempre solennemente insegnate; poiché non si può negare che le sue rivendicazioni si accostino talvolta, e grandemente, a quelle che propongono a ragione i riformatori cristiani della società.”.
Domanda: ma i nostri eroi che discutono in televisione e sui giornali a quale cultura appartengono?
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