giovedì 13 ottobre 2011

Un Paese "normale"



Bersani: “se arriveremo al governo, noi vogliamo essere alla testa di una disponibilità a cessioni di sovranità su base democratica verso una dimensione europea. Perché o si affronta questo tema e lo si guarda in faccia, o non si trovano le soluzioni”. (Agenparl)
La Dichiarazione di Bersani, segretario del Pd, fa il paio con quanto riferito da Berlusconi nel suo ultimo viaggio a Bruxelles quando ha implorato “l’Europa” di imporre una riforma delle pensioni,con l’innalzamento dell’età pensionabile. Praticamente il capo del Governo italiano attesta che in Italia non siamo capaci di fare le riforme chieste (imposte) dal duo Draghi-Trichet e così Bersani, per essere all’avanguardia, si offre per una più generale cessione di sovranità “all’Europa”.
Evidentemente non siamo un Paese normale e parecchi non se ne rendono conto. Con dichiarazioni di questo tipo la classe politica, attraverso suoi massimi esponenti, dimostra due cose. La prima è che non c’è più capacità di governo all’interno dei confini nazionali attraverso gli strumenti politici e istituzionali propri. La seconda dimostra ancora una volta in più che il mantra dell’”Europa” è una fede più che una scelta politica, perché in una situazione di crisi nella quale i tanti attori si muovono (anche) tenendo conto dell’interesse nazionale, i vertici di questo Paese mostrano di essere del tutto abbagliati per quello che si rivela sempre più a tanti un percorso di difficile attuazione, se non da abbandonare.
Mentre la Germania decide di non intervenire in Libia e decide se valgono o no per sé le scelte della Banca centrale europea e la Francia sta decidendo (perché di questo si tratta) a che prezzo è lecito far fallire la Grecia (tenendo conto degli interessi delle sue banche) l’Italia e i suoi leader decidono che vale ancora la pena di servire, taciti ed obbedienti, le decisioni prese, non dagli organismi europei, ma dalla Bce.
Converrà chiunque che ormai da mesi non si esprime il Parlamento europeo e la Commissione esprime vagiti per nulla significativi. Chi detta legge è la Bce, che governa nell’interesse del sistema bancario, come è oramai evidente a molti.
Sarebbe bello immaginare un sussulto di orgoglio capace di porre al centro dell’attenzione l’interesse di milioni di persone che in questi momenti attraversano una situazione di difficoltà economica, di imprese che perdono profitti e che falliscono, una politica capace di sfrondare il grasso che si è accumulato in questi anni e decenni intorno all’apparato pubblico. Capace di scovare risorse vere e non di dissanguare i soliti contribuenti. Capace di esprimere obiettivi ambiziosi, ma fattibili. Invece no, dato che non siamo capaci di risolvere da soli le storture che hanno determinato povertà ed ingiustizie ci rivolgiamo all’”Europa” con atti di suppliche o di fede per cose che non sappiamo imporci o perché ci rimettiamo alla sua generale volontà di governo.
A questo punto verrebbe da chiedersi quale è il senso di tutto ciò e dove si trova la fonte di legittimazione nei governanti di questo Paese: se non sai comandare o rimetti ad altri il potere di comandare, vuol dire che il comando non ti spetta.
Altro che polemiche sulle indennità grasse che percepiscono i politici in Italia, qui c’è da discutere proprio della legittimazione a governare.
Coraggio!Oltre alle solite questioni, nelle prossime settimane, la politica in Italia avrà da recepire l’ennesima direttiva comunitaria che prevede 1) che un bambino minore di otto anni non possa più gonfiare i palloncini (senza supervisione di un adulto) 2) che fino a 14 anni siano proibiti i fischietti che si allungano con una lingua colorata di carta 3) che fino a 14 anni siano proibiti i giochi di pesca magnetici 4) che gli orsetti – o simili – in peluche siano completamente lavabili.
Si prevede un ampio ed approfondito dibattito tra le forze politiche. Giornali e televisione daranno ampia notizia.

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