
Non sarà come in Egitto e Tunisia o in altri paesi del “Terzo mondo”. In Italia la situazione è diversa, c’è la democrazia.
Abbiamo costruito negli anni un sistema equamente bilanciato con porte girevoli in cui buona parte della popolazione vive di garanzie e privilegi pubblici, una parte vive di sussidi e una parte, purtroppo minoritaria, che si arrangia. Il tutto è legato e si sostiene in forza della compassione internazionale circa lo stato delle cose in casa nostra e la impossibilità di dichiarare il fallimento del sistema Italia: troppo grosso il debito pubblico, ne pagherebbero le conseguenze i creditori e gli speculatori internazionali.
Come si vive in un sistema così fatto? Bisogna attrezzarsi per mettersi al riparo, essere in tutto o almeno in parte protetti dalla spesa pubblica. In fondo lo si nota sempre più spesso. Il lavoratore precario, il grand commis, l’amministratore pubblico ad alta indennità, si tengono per mano; guai a parlare male degli alti stipendi delle Caste perché il primo sostenitore e difensore di questi ultimi è il lavoratore socialmente utile o il bidello precario, perché avvertono di far parte dello stesso Sistema: se cadono i primi corrono rischi anche gli ultimi.
Non sarà dunque come in Egitto o Tunisia perché lì il rincaro dei prezzi dei beni alimentari ha portato alle estreme conseguenze di una rivolta, qui la spesa pubblica è “più democratica”, corre per mille rivoli e accontenta molti con troppo e molti altri con poco, in ogni caso li accontenta: è appunta democratica.
Basta passare per le strade di un paese e si leggono di continuo manifesti pubblici che avvertono delle provvidenze più diverse: “bonus” bebè, per l’elettricità, per il gas, per il latte, per il canone di locazione, corsi a pagamento per gli indultati (ex carcerati) finanziamenti per le veline, per il caseificio…e così via.
E chi dovrebbe protestare? Rimangono quelli che, restando fuori dal giro, si inventano giorno dopo giorno un lavoro e si costringono a tenere in piedi attività sempre più oggetto di vessazioni sotto forma di esazioni fiscali, di adeguamenti alle famigerate direttive europee, di bollette, di tributi inventati giorno per giorno solo per fare cassa e sostenere le Caste e non per altre ragioni.
Chi protesta di fronte ai continui rincari di tutto ciò che è obbligatorio o necessario? Il massimo che si riscontra è il lamento e la conseguente provvidenza in forma di riduzione parziale per le categorie a basso reddito, che porterà l’interessato a salire le scale dell’amministrazione per ottenere compassione.
Una società liberale, come era stato annunciato dopo tangentopoli, è quella in cui la maggior parte dei cittadini riesce a vivere di vita propria, rimanendo come residuale l’intervento del sistema pubblico per limitati casi di necessità.
Quello che si vede in giro nulla ha che fare con una società liberale, né con un sistema di mercato, rettamente inteso.
Una situazione di questo tipo, dove nessuno contesta la gestione generale della cosa pubblica, nemmeno di fronte alle continue e aumentate richieste di pagamento per servizi, tributi ed ogni altro onere necessario per vivere, dimostra che la furbizia o la rassegnazione hanno preso il posto di ogni altra manifestazione del concetto di cittadinanza.
Equamente divisi si continuerà con questo andazzo, augurandosi solo di essere dalla parte giusta per vincere alla roulette della Repubblica delle Bollette.
I furbi e i rassegnati non hanno la convenienza, né la forza, per fare rivolte. L’Egitto è lontano, qui c’è la democrazia.
‘’… guai a parlare male degli alti stipendi delle Caste perché il primo sostenitore e difensore di questi ultimi è il lavoratore socialmente utile o il bidello precario, perché avvertono di far parte dello stesso Sistema: se cadono i primi corrono rischi anche gli ultimi …’’
RispondiEliminaNel mio piccolo, avevo scritto qualcosa di analogo:
Cosa c’è rimasto in questi 150 anni d’Unità d’Italia ?
http://www.jonialife.it/index.asp?action=viewart&id=5622