lunedì 27 dicembre 2010

La notte della politica



Dalla cronaca:
“Il capogruppo Pd al Senato ha informato i colleghi che in considerazione dell’approssimarsi delle festività natalizie saranno comprati oltre 100 pc multi-touch utilizzando i contributi che ogni gruppo parlamentare riceve dallo Stato.” “Berlusconi ha riservato alle 37 parlamentari Pdl un anello tricolore, tre fedine create da un gioielliere piemontese: una di oro rosa con rubini, una di oro bianco con brillanti, una di oro giallo tempestata di smeraldini. Al modico prezzo di 1.400 euro, pagati sull’unghia con i soldi (pubblici) a disposizione del partito”.
Dal dibattito politico:
qualcuno trova irritante che una notizia, come la riduzione del 61% dei finanziamenti su Napoli, sia ridotta a chiacchiericcio ed afferma “Togliere oltre 300 milioni alla città di Napoli significa farla morire.”
Cosa dovremmo fare, incazzarci come tifosi per la perdita di soldi che la riforma federalista provocherà alla città di Napoli o ad altri comuni (per la verità non solo meridionali)?
Cosa dobbiamo ricordare?: i 700 mila euro che la regione Campania sta per spendere coi soldi pubblici per permettere ai suoi funzionari di acquisire il biennio specialistico all’Università per ottenere qualifiche dirigenziali? E gli studenti, le forze politiche, dove sono in questo caso? Il nemico è la Gelmini, mentre qui nessuno dice niente. E chi ha detto qualcosa quando il Comune di Napoli ha speso 750.000 euro per Eltohn John a Piedigrotta? Chiunque può arricchire il quadro degli sprechi con esempi presi dalle cronache degli ultimi mesi ed anni.Mentre Napoli è invasa dai rifiuti.
Và sottolineato pure questo protagonismo delle assemblee elettive (Parlamento e consigli locali) nell’alimentare la spesa pubblica (che pure dipende dalle entrate tributarie) in contrasto con il primo compito dei parlamenti che sono nati proprio per regolare e respingere decisioni di spesa dei sovrani, ovvero dei governi. C’è una rincorsa patologica dunque tra esecutivi e legislativi a chi spende di più
Non è che si può continuare a lungo con questo modo di argomentare e di agire in politica, che vede, ad onta della crisi economica, lo Stato come il gestore di risorse a richiesta dei più forti che si autogovernano. Perché di questo si tratta. I più forti oggi sono quelli che, posti in qualche modo nelle leve pubbliche, hanno la capacità di condizionare le scelte e l’erogazione delle risorse pubbliche. Mica sono gli operai e contadini di un tempo. Mica sono i precari di un mondo del lavoro senza garanzie. Certamente non centrano i 18 imprenditori suicidi in quest’anno. Tutta gente per altro non presente nei luoghi della politica.
Nemmeno di fronte ad una crisi di sistema oggi la politica in Italia riesce a cambiare linguaggio, indirizzi, pensiero e di fronte alla evidente difficoltà di tanti, agisce (tutta insieme) come le classi alte dell’ Ancien Regime, capace, come Maria Antonietta, di invitare i derelitti a mangiare brioches al posto del pane, mentre si assegna privilegi, titoli e regali.
Se non si possono assaltare i bancomat, perché sono sacri e nemmeno utilizzare i forconi, perché antiquati, chi comincerà a invocare nuove parole? Quando finirà la notte di questa politica?

Nessun commento:

Posta un commento