domenica 24 ottobre 2010

Napoli non è una cartolina


A Napoli c’è chi ha realizzato la Tangenziale, un’opera imponente diretta a regolare il traffico di lunga percorrenza tra il sud e il nord della Città, con svincoli per alcune aree urbane e diramazioni con le autostrade preesistenti. Correvano gli anni ’60.
Bassolino, nonostante tutto, ha realizzato un sistema di metropolitana che ha eguali solo in città europee. Ci sono amministrazioni e generazioni politiche che lasciano qualcosa di concreto e utile nell’arco della loro attività.
Risulta difficile annotare qualcosa per la quale sarà ricordata il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino.
Attenzione, è chiaro che la capacità di un’amministrazione non deve essere sottolineata solo nella realizzazione di opere pubbliche. Anzi, molte volte c’è sperpero di calcestruzzo ad uso degli amici. Gli esempi sono tanti. Molto può fare un’amministrazione nella organizzazione dei servizi sociali, dell’istruzione, dell’ambiente o del turismo, ma anche a voler vagliare i fatti relativamente a questi settori nulla di significativo viene alla mente in riferimento all’attività amministrativa dell’ultimo sindaco di Napoli, che pure ha governato per otto anni!
L’amministrazione della Jervolino, persona rispettabile per altro, è passata alle cronache per l’arresto di numerosi suoi esponenti in un solo giorno e il conseguente suicidio di un suo assessore. Altro non ricordiamo.
Quello che avviene a Terzigno, ma prima ancora ad Acerra…a Tufino… a Giugliano, mostra un volto della vicenda poco approfondito.
Pare che la città di Napoli, ormai da decenni ,abbia un rapporto di vassallaggio con il suo retroterra per cui ogni problema, prima di tutto quelli più degradanti, debba essere esportato in provincia.
Prima ancora del problema dei rifiuti, la città di Napoli ha esportato suoi abitanti in conseguenza del terremoto dell’80. L’emigrazione di cittadini napoletani è poi continuata in direzione dell’area a nord di Napoli, provocando ciò problemi di non facile soluzione.
Perché tutto questo? Perché Napoli non riesce a organizzare la soluzione dei suoi problemi all’interno dei suoi confini.
Sembra che l’interminabile, stantio, dibattito sulla visione urbanistica della Città debba concludersi sempre allo stesso modo: Napoli è una cartolina e non deve essere toccata.
Questa visione non è più proponibile perché causa guai immensi alla Provincia e alla stesa Città.
Occorre invertire la rotta e iniziare a pensare che tanti quartieri degradati di Napoli non hanno più nulla da offrire ai suoi abitanti e a i possibili turisti che si avvicinano alla Città. Ci sono interi quartieri di città europee, e che tanti italiani visitano, che sono stati costruiti da zero dopo i devastanti bombardamenti della II guerra mondiale. Distinguere tra i pochi palazzi preesistenti e i palazzi ricostruiti risulta difficile.
I quartieri Spagnoli, sui quali si dibatte da almeno un secolo, tranne pochi edifici, sono il simbolo della rovina edilizia e umana di Napoli. Abbatterli per ricostruire un quartiere efficiente e architettonicamente compatibile con via Toledo sarebbe cosa meritoria.
La politica dovrebbe dare risposte convincenti in questa direzione.

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