
“E' stato probabilmente un cocktail di anfetamine e ketamina, insieme all'alcol, a uccidere un ragazzo di 19 anni di Carpi (Modena) raccolto sabato notte dal 118 davanti ad un locale in via Mattei, alla periferia di Bologna.”
Notizie come queste vengono diffuse dai mezzi di comunicazione senza particolare clamore, sono ormai considerate di ordinaria quotidianità. Fanno il paio notizie ricorrenti di omicidi, suicidi, in ambiti familiari, a volte comprensive di vicende turpi come nel caso di Avetrana, in Puglia.
Ogni fatto avrà i suoi particolari, da valutare e approfondire, tuttavia le vicende che ci vengono narrate inducono a qualche riflessione e dovrebbero mettere in allarme un po’ tutti, se proprio non vogliamo abituarci a scenari da fantaromanzo o cinema di fantascienza ( “La macchina del tempo?”, forse).
Sembra che tutto concorra a ritenere privo di significato il concetto stesso di vita e che tutti concorrano a organizzare la società come un qualcosa in cui l’individuo resti tale, ora che forti passioni sono venute meno e non vi è traccia di progetti che vadano oltre le scadenze prossime.
Ciò che distingue il senso della vita oggi rispetto a qualche generazione fa è la mancanza di una visione che possa impiegare le persone per le prossime generazioni, a partire dai giovani. Venute meno le grandi ideologie con i loro apparati, i loro progetti sociali, venute meno in seguito alle diverse contingenze storiche, rimane un limaccioso pensiero debole che nulla può rispetto all’ideologia del profitto che pervade il mondo occidentale.
La scuola che si offre ai giovani è quella che già li indirizza verso percorsi di estrema concorrenza e non certamente quella che indica esperienze ed esempi di vita che possano essere utili innanzitutto per i cittadini adulti.
I mezzi di comunicazione, a partire da quelli che entrano nelle case, fanno a gara nel raccontare tutto quello che è utile per ottenere cittadini privi di senso della comunità e mostrano come possibile, a ciascuno, l’ottenimento di ogni piacere di questo mondo (basta volerlo!) senza alcuna connessione con i limiti che i giovani dovrebbero avvertire tra quello che essi sognano e quello che è possibile (per le condizioni economiche, per il contesto ambientale e familiare).
Consegue da tutto questo il pauroso senso del vuoto che prende chi, prima o poi, a 19 anni a Carpi o a 56 anni ad Avetrana, non riesce a rimanere al di quà dell’irreparabile, che sia il privarsi della vita o porre fine a quella di altri.
Se queste sono le condizioni che accompagnano la vita di tanti, la politica non offre soluzioni, arranca rispetto a vuoti slogan capaci di mobilitare ancora qualche interessato per il prossimo turno elettorale ma incapace di far nascere passioni collettive e indicare percorsi per cui tanti, a partite dai giovani, possano dare un senso alla vita.
Dopo la morte di quattro alpini in Afghanistan il ministro La Russa e Piero Fassino si sono detti d’accordo sulla decisione di dotare gli aerei lì presenti con le bombe.
Stravolgendo ancor di più i limiti dell’art. 11 della Costituzione, i nostri burocrati della politica sono incapaci di riflettere sulle ragioni e sulle difficoltà di una guerra. I nostri politici dovrebbero riflettere sul fatto che le guerre hanno bisogno dell’arma più potente: il consenso della popolazione; non bastano bombe e soldati di professione per annientare un popolo, per quanto povero e disorganizzato, se nelle retrovie c’è il vuoto di Carpi ed Avetrana.
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