In Italia viviamo una situazione di crisi politica prossima ad una crisi istituzionale.
Il maggior partito politico diviso al suo interno mette in crisi latente il Governo guidato dal Presidente Berlusconi.
Quello che si temeva, può pericolosamente verificarsi: cosa succede se in un sistema di democrazia parlamentare và in crisi la maggioranza ed il Presidente del Consiglio, indicato sulla scheda elettorale, ricorda di essere stato votato dagli elettori ?
A fronte della difficile situazione in evoluzione non costituisce una soluzione la sola riproposizione del sistema elettorale basato sui collegi uninominali.
I “nominati nelle liste elettorali” di oggi ad opera della utile collocazione in lista dei candidati, sono pari ai candidati nei “collegi sicuri” del sistema a collegio uninominale.
Risulta dunque che con il cambio di sistema elettorale non verrà meno il potere decisivo dei vertici dei partiti nello scegliere i “sicuri eletti”, magari attraverso candidature “paracudate” di milanesi in Sicilia o viceversa..
Un sistema elettorale deve tener conto della governabilità del Paese e soprattutto deve garantire una adeguata rappresentatività del Parlamento.
La governabilità può essere assicurata solo da una corretta azione politica dei partiti e dei gruppi parlamentari, supportata da norme come la sfiducia costruttiva (che non c’è nel nostro sistema) oppure dall’obbligo imposto dal Presidente della Repubblica di una verifica di maggioranza con espresso voto di fiducia da parte del Parlamento (evenienza che si è verificata nelle due esperienze governative di Romano Prodi).
Determinare attraverso tecnicalità elettoralistiche formazione e tempi dei governi non risulta per niente adeguato alla forma di governo come disegnata dalla Costituzione e può essere fonte di gravi discrasie del sistema allorchè si dovesse ricorrere ogni volta al voto dei cittadini in caso di crisi politiche interne alla maggioranza di governo.
Se è vero che un Paese serio non cambia repentinamente leggi elettorali, il rimedio, riteniamo, sarebbe peggiore del male, nel caso di una semplice riproposizione del sistema a collegio uninominale.
In un mondo che si vuole “globalizzato” il sistema dei collegi elettorali uninominali costituisce un freno alla possibilità per le diversità politiche, linguistiche ed etniche di essere presenti in Parlamento, se non grazie alla gentile concessione di un “collegio sicuro”.
Il costo della propaganda elettorale, in mancanza di obiettivi limiti, è pari tra il sistema attuale e quello basato sui collegi uninominali, passando da una propaganda di vertice dei partiti nel primo caso ad una propaganda dei candidati nei collegi, soprattutto quelli “insicuri”.
Un buon sistema elettorale che, ripetiamo, deve mirare soprattutto alla rappresentatività del Parlamento, deve poter garantire il massimo accesso alla competizione da parte delle diverse culture presenti nel Paese; deve permettere la possibile elezione di personalità significative ma non addentrate nei meccanismi delle organizzazioni partitiche; deve prevedere una effettiva gara tra i candidati ed un’effettiva possibilità di scelta per gli elettori lasciando ad essi la scelta tra i diversi candidati della stessa parte politica; deve prevedere effettive limitazioni di costi per la propaganda elettorale; deve prevedere premi di maggioranza che non stravolgano la effettiva rappresentanza elettorale per i vincitori; deve prevedere quote di sbarramento che non costituiscano ostacoli insormontabili per le formazioni politiche minori; deve dare effettivo peso elettorale ai parlamentari rispetto ai rappresentanti delle assise locali.
Questo è quello che ci aspettiamo da un sistema elettorale, altra cosa è la governabilità del Paese.
La vita politica di paesi civili, come Germania, Francia e da ultimo la Gran Bretagna, dimostra come, anche in presenza di forme di Stato e di sistemi elettorali diversi, è sempre necessario l’uso accorto della politica per dare un governo sicuro ai cittadini e che non vi è un sistema che determini una volta e per tutte il corso politico della nazione. E’ noto che in questi paesi variazioni di governi avvengono proprio per dare adeguate risposte a responsi elettorali intermedi, senza che questo segni scandalo; è noto altresì come vi siano esperienze temporanee di “ grande coalizione” in presenza di responsi elettorali non definiti per una parte sulle altre o in presenza di crisi economiche.
La politica, il parlamento, sono cose diverse dalla competizione tra due caserme costituite per l’eternità.(avvcanciello@libero.it)
giovedì 2 settembre 2010
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