venerdì 14 maggio 2010
Ritorno alla politica
Il dott. Gentile, Michele per gli amici, afferma alla fine del suo ultimo articolo una cosa interessante e condivisibile:”dobbiamo immediatamente recepire che, per quanto a molti non possa piacere , l’unica salvezza sta nello scegliere un modo di vivere più efficiente,più autosufficiente, più sano, più ecologico,più intelligente.” Tutto questo alla fine di un ragionamento che riguarda evidentemente i rapporti economici tra stati e continenti improntati alla cosiddetta “globalizzazione”. Vi sono però alcune affermazioni in quel ragionamento che si basano su una premessa debole e falsa, anche se viene condivisa da tanti. A me non sembra che la specializzazione delle economie dei singoli paesi(principio base dell’economia globalizzata) porti lontano; del resto la crisi economica che prende tutto l’Occidente avanzato in questi anni sta lì a dimostrarlo. Se pure ci limitiamo alle sole conseguenze ambientali di quello schema, riscontriamo facilmente quanto sia difficile salvaguardare l’ambiente in generale ed in ogni suo aspetto se si lasciano ad altri determinate attività, solo perché altrove vi è una mano d’opera a basso costo. Tenendo fede al principio della sintesi, possiamo riscontrare che dissesti idrogeologici che periodicamente flagellano l’Italia sicuramente dipendono dal fatto che è stata abbandonata in questo Paese l’agricoltura e la silvicoltura (e perchè no? la pastorizia). Possiamo oggi affermare che il disastro e i morti di Sarno sono dovuti all’abbandono delle colline retrostanti a quel Paese? Credo di si e quanti esempi possiamo fare, presi dalla cruda realtà, per spiegare che l’agricoltura e le attività annesse non possono essere considerate solo per l’aspetto economico, ma anche in termini di salvaguardia dell’ambiente, di conoscenza dei mestieri, di tradizioni, di genuinità dei prodotti e della catena alimentare? Non possiamo immaginare che la bell’Italia che visitava Goethe possa essere qualcosa di diverso dal suo naturale contesto. Gli stessi argomenti possiamo farli considerando aspetti diversi, anche per le attività industriali e artigiane. Insomma, dovremmo essere un po’ più realisti quando discutiamo degli effetti della globalizzazione. Un paese, una comunità, ha bisogno di cose diverse e non si può affidare ad altri o altrove quello che risulta essenziale per i molteplici aspetti che caratterizzano società, lavoro, educazione, ambiente e conoscenze. La composizione e la salvaguardia dei diversi interessi che sottendono la regolare vita di una società richiede una politica forte che non sia al servizio esclusivo della ideologia del massimo profitto. Quello che sta avvenendo dovrebbe indurci a invocare il ritorno alla Politica, prima che sia tardi.
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