Oltre Santoro e lo sciocchezzismo dilagante vi sono cose più semplici che ci passano sotto agli occhi e sulle quali è utile discutere.
Capita di notare come negli ultimi mesi si stanno diffondendo le rotatorie o rotonde lungo strade urbane o extraurbane. Nulla da dire sull’utilità di queste strutture. Servono per evitare incidenti, quasi sempre molto gravi. Quello che non sembra razionale è il fatto che non ci si limita alla rotatoria ma quasi sempre vi sono ulteriori strutture spartitraffico per tutte le direzioni che si incrociano. A me dà l’idea di qualcosa di molto cervellotico. Le cose semplici chissà perché diventano complicate. Laddove può essere utile la semplice rotatoria per regolare meglio il traffico, si contorna la medesima di altre strutture quasi come si volesse psicoticamente regolare ogni possibile variante della vita(automobilistica). Le conseguenze di questo modo di operare si scorgono nell’evidente aumento dei costi ( ma di questi tempi è la regola) e soprattutto nel fatto che non si tiene conto a volte che con traffico più intenso o con veicoli lunghi queste ulteriori strutture spartitraffico invece che semplificare possono aggravare le situazioni di traffico. Evidentemente la normativa in materia questo impone e questo si fa: l’importante è complicarsi la vita (automobilistica).
Altrettanto sconcertante è vedere all’inizio di centri urbani le cosiddette “piste ciclabili”. Queste strutture si presentano come piste allocate su di un marciapiede, isolate dalla sede stradale e inevitabilmente finiscono appena inizia il centro urbano col suo reticolo di strade. Non si capisce qual è l’utilità di queste piste se non sono fatte in applicazione di un diverso principio di concepire la mobilità e la vita cittadina. La pista ciclabile come si vede in altre regioni o in altri stati deve costituire una scommessa ed una pietra di inciampo per chi invece considera normale le attuali condizioni di traffico, di parcheggio lungo la sede stradale e per chi ritiene normale l’assoluto protagonismo automobilistico nel centro cittadino. La pista ciclabile deve entrare nel centro, deve poter conquistare uno spazio sulla sede stradale a discapito delle doppie file di parcheggio, il tutto per assicurare e dimostrare che la bicicletta può effettivamente essere uno strumento di mobilità per le corte distanze. Fare le piste ciclabili al di fuori del centro abitato, su di un marciapiede non serve a niente, magari vanno bene se sono protette da una teca di vetro: come un museo.
venerdì 21 maggio 2010
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