Questa vicenda raccontata dal quotidiano “La Stampa” e verificatasi in un piccolo Comune piemontese spiega tante cose a proposito del “costo della casa”.
“Un avvocato che riceve i clienti al terzo piano? Non se ne parla nemmeno. Protagonista della paradossale vicenda è Monica Pelissero, avvocato di Pino Torinese, che lavora in città da più di dieci anni. «I proprietari mi hanno comunicato di non poter più affittare l'alloggio che occupavo dal '98, e dopo lunghe ricerche ho trovato questa soluzione, che mi permette di mantenere lo stesso civico: indispensabile per non perdere la corrispondenza». L'avvocato sale quindi al terzo piano. Fino alla scorsa settimana nessuno si era mai lamentato del trasloco. I rapporti con l'amministratore e gli inquilini del palazzo sembravano ottimi. Poi qualcosa è cambiato. «Giovedì scorso mi trovavo in Tribunale per un'udienza. La segretaria mi ha chiamato in lacrime: era appena arrivato in ufficio un geometra del Comune, accompagnato dai vigili urbani. Hanno spiegato che era stato presentato un esposto, e che avevamo due mesi di tempo per spostare l'attività in un'altra sede. Andavano bene anche gli scantinati».
Può essere questo il modo di affrontare il “costo della casa” nei Comuni dove impazzano le attività commerciali e di servizio? Magari si potrebbe disincentivare o incentivare i diversi usi modulando le aliquote ICI e TARSU. Chissà, di certo la costruzione di nuove case non può essere l’unica soluzione.
mercoledì 28 aprile 2010
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